Da dove inizio, non saprei.
Inizio dal lavoro che faccio ma ancora non ho capito se mi piace o meno.
Facciamo un passo indietro. Sono una visual Merchandiser.Insomma, vesto manichini, allestisco delle vetrine, gestisco la parte estetica di un negozio. Brand giapponese, la mia supervisor si chiama Princess (ma Princess come Principessa?) ed i miei capi oscillano dalla nazionalità portoghese a quella Ucraina. Giappo/multietnico.
Ma prima ancora però sono stata una sales assistant e dopo 1 anno…
– “ posso diventare VM per salire di grado?”
-“ oh si certo. No soldi in più, no cambio di contratto ma più responsabilità. Ci stai?”
– “ Ovvio che si.”
Che volete, sono italiana. Il senso dello sfruttamento ti rimane anche se vivi a Londra. Ma comunque,ora è quello che faccio, peccato che dopo due anni vorrei che le persone mi prendessero più seriamente.
Sono sempre quella che parla un inglese demmerda, con gli sguardi di chi immagina“non ha capito… di nuovo”.
Quindi penso, se tornassi in Italia, dopo tutte queste guerriglie interne che ho dovuto combattere e che ancora combatto, probabilmente WOW spaccherei.
Ma Londra come la fai a lasciare?
E qui subentra Ivan. Il mio fidanzato, colui che sono mesi che dice che vuol traferirsi qui, cambiare la sua vita e avvicinarsi a me. Eppure il mio letto la sera è ancora vuoto, il cuscino non ha preso la forma della sua testa , ho solo uno spazzolino nel bagno e qualche suo deodorante lasciato ad ogni sua partenza, “ te lo lascio per quando vengo” dice. E poi non viene mai.
Breve storia triste, la mia, anzi no, breve giornata di merda.
Io non so dove andare, che fare, magari devo solo cambiare lavoro?
“Ivan possiamo smettere di discuterne per la ventesima volta?”
Ore 16.59. Io sono sul bus di ritorno a casa.
Se dovessi morire adesso avrei voluto vivere così come sto facendo?
